Riflessioni di Pietari Inkinen raccolte il 28 novembre 2010 in occasione della generale del concerto che all’Auditorium Paganini ha inaugurato Nuove Atmosfere 2010-2011. In programma: Beethoven Concerto n.5 per pianoforte ed orchestra ‘ Imperatore’ e la Sinfonia n.7 in la maggiore.
Un gradito ritorno alla guida della Filarmonica dopo la bella chiusura della stagione scorsa
Non c’è che dire… la Filarmonica Toscanini è un gruppo pieno di energia. Per questo mi sono trovato bene fin da subito. Di questa sua caratteristica, me ne sono reso conto l’anno scorso, quando abbiamo affrontato musiche ricche che richiedono forza e capacità di fare ‘massa’ come Il mandarino meraviglioso di Bartok. Quel concerto a maggio scorso è stata una prova che ha avuto un esito davvero molto buono, anche perché sono riuscito in pochissimo tempo ad entrare in sinfonia con l’orchestra.
A proposito di Beethoven
Il programma questa volta è diverso, e poi Beethoven fa paura. Ognuno ha la sua ricetta e quindi può dire la sua. Io credo che l’interpretazione sia un fatto anche personale legato anche alla propria vita. Noi siamo prima di tutto persone. Ma sono più portato a dare una lettura romantica portata a dare corpo ed intensità ai suoni per metter in evidenza la dinamiche di questa musiche.
Il suo direttore preferito
Ho sempre ammirato Carlos Kleiber per la precisione del suo gesto capace di ottenere quello che vuole. La sua bacchetta sa esigere, farsi capire e gli orchestrali sono pronti a dare.
I caratteri dell’orchestra
Sono molto convinto che il modo di lavorare di ciascuna orchestra dipenda dal carattere nazionale. Magari un’orchestra giapponese può essere più disciplinata di una italiana però può avere meno personalità.
Il suo autore preferito
Senza dubbio è Mahler del quale recentemente, in concomitanza con il suo anniversario ho eseguito la I, II, IV e VI sinfonia ed è un’emozione indescrivibile. Un altro autore che mi appassiona è Wagner che eseguirò con la Bayerische Staatsoper di Monaco: un progetto che comprende la Tetralogia .
La sua formazione
Prima di tutto sono uno strumentista, un violinista che tutt’ora fa concerti. E questo incide sul mio essere direttore d’orchestra: sento tutta la responsabilità quando con l’orchestra devo accompagnare un solista.
La scuola per quello che sono diventato è stata determinante sotto ogni punto di vista. Ho cominciato a 14 anni ad avere a che fare con l’orchestra. In Finlandia è così : poi il rapporto con l’orchestra è costante per due giorni a settimana, così ho avuto modo di crescere. |